Protesi del bacino e del sacro

interventoGrande e quasi del tutto immobile, l’articolazione sacro-iliaca congiunge il bacino alla colonna vertebrale. Quest’articolazione, tuttavia, mantiene naturalmente una minima anche se impercettibile mobilità che si avverte solamente se le due superfici subiscono un forte trauma.
Il bacino è una struttura ossea che si innesta nella parte terminale della spina dorsale e ha la funzione di sostenere gli organi dell’addome, distribuire in modo corretto il carico della zona più alta del corpo sugli arti inferiori e di partecipare alla loro locomozione.
Da ciò si evince quanto sia grave una frattura alle ossa del bacino: spesso, infatti, questo tipo di trauma coinvolge anche gli organi interni (come accade, ed esempio, nelle cadute dall’alto o in seguito ad incidenti stradali) e può provocare il decesso del paziente (per lesioni al sistema nervoso o per shock emorragico): soltanto in pochi casi avviene un parziale recupero delle funzioni. La gravità di queste lesioni, infatti, è strettamente connessa allo spostamento dei frammenti ossei e delle parti molli (vene, vasi, nervi e arterie).

Le fratture del sacro, invece, sono poco frequenti, generalmente diagnosticate tardi, ma molto invalidanti e dolenti. Questo tipo di lesioni, sebbene arrechino molto dolore al paziente, vengono riconosciute difficilmente: per questo motivo può capitare che non siano trattate nel modo più appropriato perché i dolori riferiti spesso sono simili alla più comune lombalgia.
Le fratture a livello del bacino e del sacro generalmente colpiscono giovani-adulti (con una maggior incidenza fra il sesso maschile) e rappresentano il 3% di tutta la casistica.
Tra i fattori di rischio che possono provocare la frattura a questo gruppo osseo i più significativi sono: un violento trauma, un incidente d’auto, un forte schiacciamento delle strutture e una caduta da una notevole altezza.
Nei casi di frattura al bacino e al sacro è possibile, tuttavia, intervenire chirurgicamente per limitare i danni delle lesioni e riportare le strutture alla loro funzionalità anche con l’ausilio di protesi di ultima generazione.

E’ importante sottolineare che il personale sanitario addetto all’accoglienza di questo tipo di pazienti non ha la possibilità d’intervenire poiché le ossa del bacino e del sacro non possono essere oggetto di gessatura. In presenza di uno sfondamento acetabolare (una frattura complessa che coinvolge anche la lussazione del femore), il medico ortopedico può consigliare una trazione a zampale in modo da ridurre il dolore causato dal trauma. Grazie a questa precauzione, la testa del femore è tirata verso l’esterno così da rendere minore la pressione sull’acetabolo, dando sollievo al paziente. La trazione, tuttavia, è più che altro una misura “contenitiva” perché solo un intervento chirurgico può essere veramente risolutivo.

Il primo passo è quello di valutare la gravità dell’infortunio e successivamente s’interverrà su due fronti differenti: alcuni specialisti tratteranno le possibili lesioni interne mentre i medici ortopedici si occuperanno delle lesioni ossee.
In entrambi i casi è indispensabile che il paziente rimanga immobilizzato a letto per un periodo variabile di circa due mesi al fine di promuovere il consolidamento dell’osso. Questa è una fase molto delicata perché essendo in posizione supina, il paziente non ha la possibilità di cambiare posizione ed è necessario stare ben attenti che non insorgano piaghe da decubito a livello del coccige de del sacro. Inoltre è necessario incoraggiare il prima possibile gli esercizi a letto così da favorire la mobilizzazione delle articolazioni degli arti inferiori ed evitare l’atrofia muscolare.

Nei casi più gravi, ove sia presente un eccessivo e prolungato dolore e la perdita di articolarità sia importante, negli ultimi anni si è rivelata particolarmente efficace la chirurgia protesica. Grazie a questa innovativa branca medica, la chirurgia ortopedica è ora in grado di sostituire attraverso delle protesi in materiale biocompatibile quelle articolazioni non più efficienti dal punto di vista funzionale.
Questa tipologia d’intervento sta mostrando ottimi risultati non solo nella risoluzione della sintomatologia dolorosa ma anche nella restituzione delle capacità motorie e dell’autonomia del paziente.